Quanto costa il divorzio?

Il costo di un divorzio può cambiare a seconda di una serie di fattori come: la presenza o non di figli, il valore di possibili beni da trasferire o dell’eventuale mantenimento che è stato domandato, la complessità delle questioni e cosi via.

Il primo preambolo da fare è quello che in ogni cosa sarebbe meglio (ma non obbligatorio) rivolgersi ad un avvocato per divorziare, come quelli dello Studio Legale Salata

Divorziare con negoziazione assistita

Tra le prime procedure va considerata quella della negoziazione assistita da avvocati. In questo modo i coniugi che vogliono divorziare (ma anche separarsi) devono per causa di forza maggiore dare mandato ad almeno due avvocati (uno per parte). Anche una simile procedura (come quella dinanzi al Sindaco) prevede un accordo, e potrebbe essere avviata anche in presenza di figli minori o non economicamente indipendenti. O volendo si possono effettuare accordi che mirano al trasferimento di beni.

Una volta trovato l’accordo di divorzio (o di separazione), questo sarà trasmesso dagli avvocati, per il nulla osta/autorizzazione, al procuratore della Repubblica (PM) al tribunale competente e in un secondo momento agli uffici del Comune per far sì che il tutto venga annotato nei registri di Stato civile.

Il costo della procedura di negoziazione assistita è moderato rispetto alla procedura in tribunale, anche se da un lato non si deve il pagamento di bolli o tasse, vi è tuttavia l’obbligo di provvedere al pagamento dell’onorario di ogni avvocato; onorario che è differente di professionista in professionista ma che può andare tra i (non meno di) 1000 e i 3000 € (oltre Iva e accessori di legge) a seconda della situazione e delle questioni da risolvere tra i coniugi in rotta.

Divorziare in Tribunale

Un’altra procedura esperibile è quella tradizionale di divorziare in Tribunale. Per essa i costi per un divorzio mutano in base al fatto che i coniugi possano o meno a raggiungere un accordo.

Nel divorzio congiunto le spese da affrontare sono quelle del contributo unificato, che può essere ripartito in modo bonario tra i coniugi, anche se di fatto l’imposta sarà pagata da uno solo. L’importo di tale contributo è pari a circa 43 euro. Questo costo va ovviamente sommato a quello dell’onorario degli avvocati che, durante la procedura consensuale, può anche essere uno solo per entrambi i coniugi, con un gran bel risparmio di spese. Anche l’onorario del legale, infatti, potrà essere ripartito (salvo diversi accordi) tra marito e moglie, futuri ex.

Per un divorzio consensuale, la parcella può oscillare, come per la negoziazione assistita, tra i 1000 e i 3000 euro, in base al numero di incontri necessari a trovare l’accordo e alla complessità delle questioni da trattare.

Le cose sono differenti per il divorzio giudiziale che ha bisogno dell’avvio di una causa vera e propria, e prevede non solo il pagamento del contributo unificato (di 98 euro) ma anche quello della parcella dell’avvocato, che può andare persino ben oltre i 5.000 euro. Resta tuttavia palese il diritto della parte che non ha redditi sufficienti di ricorrere al gratuito patrocinio.

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